Orchestra Filarmonia Veneta “G.F.Malipiero”

Marcello Lippi, baritono
Flamio Emilio Scogna, direttore

Registrazione live della prima esecuzione assoluta.
Teatro Sociale di Rovigo, novembre 2004
Paperplane, 2008

IL PROGETTO "THE TELL-TALE HEART"
di Bruno Coli
Era il 1992 - da diversi anni l’idea si era affacciata ripetutamente, ma tutte le volte era stata abbandonata a causa degli impegni di lavoro, (comporre musiche di scena comporta un’attività molto intensa, con gli spettacoli che si seguono a ruota e a volte si accavallano) quando decisi fermamente di scrivere un’opera lirica: una vera opera lirica, per il mio fraterno amico Marcello Lippi. Sarebbe stata un’occasione molto bella, anche perché avremmo potuto lavorare insieme… io avrei controllato di volta in volta con lui la resa effettiva di quello che avrei scritto (naturalmente nei momenti in cui lui sarebbe stato a Genova) e, aspetto non trascurabile, questa impresa ci avrebbe dato il modo di divertirci un po’. Non c’era alcun dubbio: avrei scritto un’opera per una sola persona, come Erwartung o La Voix Humaine, con lo scopo di modellarla sulle caratteristiche vocali e interpretative di un cantante che stimavo e che già molte volte aveva prestato la sua voce alla mia musica, in occasione di registrazioni per spettacoli di prosa o trasmissioni radiofoniche. Il punto di partenza era quello e non intendevo assolutamente discostarmene. Da questo a trovare un soggetto giusto e in tempi brevi ci stava di mezzo, come si suol dire, il mare. I miei amici ricordano che in quel periodo non facevo altro che chiedere a tutti “cosa potrei fare?” “Ti viene in mente un soggetto per un’opera con un baritono solo?” e altre domande del genere. Da parte mia sfogliavo quotidianamente il Dizionario Bompiani alla ricerca di un’idea, ma con scarsi risultati. L’idea giusta, però, a un certo punto arrivò. E fu quella di parlarne con Nicholas Brandon. Nicholas, vecchio socio, come me, del Teatro della Tosse di Genova, è una persona di ingegno multiforme. Regista e molto spesso attore, ha sempre unito alla passione per il teatro di prosa quella per la lirica. Non solo passione ma vera competenza, senza pregiudizi di antico o moderno, di classico o leggero. 

Mi sono sempre trovato d’accordo con Nicholas per la sua attenzione non solo al fatto musicale ma anche a quello teatrale in un’opera, considerazione che in Italia, purtroppo non è superflua. “Perché non fai The Tell-Tale Heart?“ – disse con il suo accento dopo vent’anni ancora marcatamente inglese – “Io potrei farti la traduzione e il libretto.” Conoscevo quel testo da quando ero bambino ma non mi era venuto in mente. Rilessi quindi Il cuore rivelatore, rinfrescando i brividi e i ricordi della fanciullezza e poi, in una libreria specializzata (allora internet era ancora per pochi) trovai il testo originale. Fu una vera rivelazione. Mi accorsi subito, pur con le mie scarse conoscenze dell’inglese, che la prosa di Poe sarebbe stata assai più musicale di qualsiasi versione ritmica italiana. Dissi a Nicholas che il testo andava bene così com’era, senza adattamenti o traduzioni. Mi feci un punto d’orgoglio nel non lasciare fuori nemmeno una parola del testo di Poe. In certi casi, se necessario, avrei ripetuto qualche frase, creando dei piccoli refrain all’interno del discorso, ma senza sconvolgerne mai la struttura. Queste decisioni iniziali furono rispettate durante tutto il lavoro, che durò circa tre anni e che ricordo con grande piacere. A mano a mano che andavo avanti sottoponevo la musica nuova a Marcello. Provavamo appena possibile, nei ritagli di tempo, aggiustando qua e la le note che non andavano. La cosa più importante era che quest’opera ci piaceva, oggettivamente. Grazie al testo meraviglioso di quel genio di Edgar Allan Poe la musica fluiva quasi naturalmente. Ci misi dentro tutto quello che gli anni di studio e quelli di lavoro come musicista di scena mi avevano insegnato, senza preoccuparmi di scrivere in un modo piuttosto che in un altro. La cosa che mi stava e che tuttora mi sta più a cuore era l’efficacia teatrale dell’opera. Ai primi di settembre del 1995 The Tell-Tale Heart era finita. Passarono molti anni, durante i quali Marcello ed io diventammo i paladini della diffusione di TTH facendola ascoltare ogni volta possibile a registi lirici o ad altre persone dell’ambiente. I commenti erano entusiastici, ma non succedeva mai nulla. Qualche anno dopo, la ascoltò il Maestro Molino, allora Direttore Artistico del Teatro Sociale di Rovigo. Fece commenti entusiastici anche lui, ma questa volta ai commenti fece seguire la commissione ufficiale dell’opera da parte di un vero teatro lirico. Entusiasmo alle stelle. Potevo finalmente cominciare la strumentazione. Il resto è storia recentissima. Un’ultima cosa: quando, dopo la defezione di un grande regista straniero designato per TTH il M° Molino mi chiese se avessi in mente qualcuno da proporgli, risposi subito “Nicholas Brandon, naturalmente!” saldando così con un amico un debito di riconoscenza per avermi dato un’idea straordinaria.