Rivoalto, 2008

Orchestra Regionale Filarmonia Veneta
Romolo Gessi, direttore

Leonard Bernstein
West Side Story – Selection for Orchestra 
Leroy Anderson
The Syncopated Clock 
Cole Porter
Night and Day 
Richard Rodgers
The Sound of Music – Selection for Orchestra 
Frederick Loewe
My Fair Lady – Suite 
Henry Mancini
Moon River 
Leroy Anderson
Fiddle – Faddle 
Frank Churchill
Snow White and the Seven Dwarfs 
Glenn Miller
Moonlight Serenade 
William Chr. Handy
St. Louis Blues 
John Kander 
New York, New York

Il fantastico mondo dei musical
di Marina Grasso
Il 26 settembre 1957 debuttava a Broadway West Side Story, uno degli spettacoli più irresistibili del teatro musicale americano; vulcanico incrocio di musical, struggimento lirico e ritmo drammatico che, grazie alla musica di Leonard Bernstein, ha generato una scia di successi planetari, pellicole da Oscar e consacrazioni colte. L'idea di trasporre la storia di Romeo e Giulietta nella New York dei XX secolo fu del coreografo Jerome Robbins, che la propose a Bernstein e allo scrittore Arthur Laurents già nel 1949. In un primo tempo la vicenda era stata immaginata sullo sfondo del conflitto tra la comunità ebraica e quella cattolica durante le feste di Pasqua, idea che entusiasmò il compositore ma che non riuscì a concretizzarsi: solo sei anni dopo, lo stesso gruppo, cui si aggiunse un altro formidabile autore per i testi delle canzoni, Stephen Sondheim, si rimise al lavoro, stavolta con buon esito. Infatti, l'emergere della questione giovanile nelle metropoli americane dei primi anni Cinquanta suggerì agli autori di modificare l'idea di partenza, sostituendo al motivo del conflitto religioso la rivalità, venata di odio razziale, tra due bande di quartiere, quella dei sedicenti 'americani' dei Jets e quella degli Sharks composta da immigrati portoricani. Nella selezione sinfonica, elaborata da Jack Mason, le melodie più celebri dell'opera si susseguono senza interruzioni di sosta, in un caleidoscopio di brillanti contrasti, passando dal brio di I Feel Pretty all'incantevole Maria, dai l'inquietudine di Something's Coming, alla suggestione di Tonight, dalla religiosità di One Hand, One Heart, alla minacciosa Cool per concludersi con la travolgente pulsione ritmica di America, dove gli elementi tipici delle danze latino americane si incrociano con il dinamico linguaggio dei jazz. Al Jazz pensa anche Leroy Anderson, compositore dalla fantasia inesauribile, che dal suo Massachusetts si trasferì a New York City per dedicarsi interamente alla musica, quando abbandonò la prospettiva di insegnare le lingue. Aveva studiato e parlava correntemente danese, norvegese, islandese, tedesco, francese, italiano, portoghese oltre all'inglese e allo svedese, sue duplici lingue madri, e aveva ricoperto incarichi di responsabilità nell'Intelligence dell'esercito statunitense, ma ciò che lo attirava irresistibilmente era il mondo delle sette note. I suoi brillanti arrangiamenti, scritti inizialmente per la Harvard College Band, attirarono l'attenzione del direttore d'orchestra Arthur Fiedler e segnarono l'inizio di un sodalizio destinato a durare a lungo: fu proprio Fiedler infatti, alla guida della Boston Pops, a dirigere e registrare per primo le composizioni di Anderson, facendo così conoscere il talento straordinario di questo brillante autore al grande pubblico. E quando, negli anni Quaranta, le sue musiche divennero sempre più popolari fra i radioascoltatori, Anderson fondò un'orchestra, allo scopo di registrare i suoi brani e creò alcuni dei motivi di più grande successo degli Anni d'oro della musica leggera. Tra questi figura The Syncopated Clock, un brano del 1945, che richiede alle percussioni dell'orchestra di imitare il ticchettio di un orologio particolare: un "orologio jazz" che, al posto della tradizionale scansione regolare del tempo, preferisce assumere imprevedibilmente un ritmo sincopato. Cole Porter viene considerato il più sofisticato tra i grandi autori del musical americano. Conosceva bene la letteratura, aveva frequentato scrittori e commediografi di talento, aveva girato mezzo mondo e vissuto in sontuose dimore sovraccariche di arte e di storia, dimostrandosi capace di bilanciare la forza di gravità della tradizione con la sua arte lieve e iridescente. Da quando era poco più che quarantenne la sua fama e reputazione professionale erano ben salde e contornate da mille leggende - come quella riguardante il suo passato arruolamento nella Legione straniera - che lui accreditava compiaciuto, dispensando gemme come Night and Day, del 1932, affidata originariamente alla voce e alla classe di Fred Astaire, protagonista della commedia musicale Gay Divorce. Un brano di intramontabile eleganza, divenuto in seguito uno degli standard jazz più celebri del cosiddetto `Great American Songbook", interpretato con grande successo dalle voci dei cantanti più celebri, da Frank Sinatra a Ella Fitzgerald e Bili Evans. L'arrangiamento sinfonico di Steven L. Rosenhaus, ne propone una sfavillante versione, che alterna il ritmo di bossa nova al caratteristico e graffiante swing. The Sound of Music (Tutti insieme appassionatamente) è il film più visto della storia del cinema. Ed è anche uno dei più riusciti intrecci tra buoni sentimenti (l'amore di un uomo per una donna, l'amore per la famiglia, l'amore per la patria) e musica dalle cadenze intramontabili: una fortunata combinazione che ha fatto sì che dal successo teatrale, che travolse Broadway nel 1959 con le musiche di Richard Rodgers e le liriche di Oscar Hammerstein li, nascesse la pellicola che vinse ben cinque Oscar nel 1965, tra i quali quello per la migliore colonna sonora. Il film deve molto all'interpretazione di Julie Andrews e all'insolita combinazione tra la sua irriverente spigliatezza e la dolcezza delle canzoni, inserite con intelligenza nell'intreccio della commedia, ambientata a Salisburgo durante l'occupazione nazista dell'Austria. 

Una ricca selezione di brani, qui arrangiati da Robert Russe Bennett, ne ripropone le pagine più popolari, tra le quali la celeberrima My Favourite Things, intonata nel musical dalla protagonista, la novizia Maria, inviata dalla madre superiora del suo convento a fare da governante al capitano von Trapp e ai suoi sette figli. Oppure la filastrocca Do, Re Mi, divenuta poi abbecedario per innumerevoli maestre di canto o la stessa The Sound of Music, che dà il titolo al film, cantata dalla protagonista correndo a braccia aperte tra prati e dirupi alpini, affacciati su splendide valli in fiore. 0 ancora il valzer Edelweiss, così persuasivo da poter essere scambiato per un autentico canto popolare austriaco, che qui si avvale di uno splendido "a solo" di violoncello, per rievocare la voce baritonale prevista dalla canzone originale. Un altro trionfo spettacolare è sicuramente quello portato in scena da My Fair Lady, musical dei 1956 di Alan Jay Lerner con musiche di Frederick Loewe, ispirato all'opera Pigmalione di George Bernard Shaw. Il successo teatrale, con un cast d'eccezione nel quale spiccavano Julie Andrews e Rex Harrison, divenne poi film nel 1964 con una nuova protagonista femminile, l'incantevole Audrey Hepburn. La produzione conquistò ben otto Oscar, assicurandosi un posto imperituro nella storia dei cinema. Fu una lezione di grande stile, grazie anche alla regia di George Cukor, all'eleganza dei costumi di Cecil Beaton e alla direzione musicale di André Previn. La "Fair Lady" Eliza Doolittle rappresenta l'archetipo del riscatto che incarna il desiderio e il sogno dell'universo femminile, che simpaticamente partecipa sin dal primo momento alla sua avventura, antesignana di tutte le PrettyWoman che verranno sul grande schermo. Numerosi i momenti dei film che le sue canzoni più celebri ci fanno rivivere, nell'arrangiamento sinfonico di John Whitney: I Could Have Danced Al/ Night; On The Street Where You Live; I'veGrown Accustomed To Her Face e Get Me To The Church On Time. Nei gloriosi anni Sessanta Audrey Hepburn fu anche la protagonista di Breakfast at Tiffany's (Colazione da Tiffany), film per il quale Henry Mancini e Johnny Mercer composero, nel 1961, Moon River, che nel 1962 vinse l'Oscar quale miglior canzone dell'anno. Scritta appositamente per l'estensione vocale della Hepburn, Moon River segna il momento in cui il personaggio interpretato da George Peppard, Paul "Fred" Varjak, scopre Holly Golightly (Audrey Hepburn), che canta alla finestra, accompagnandosi con una chitarra. Una di quelle immagini che, da sole, ricordano tutto il film e, simbolicamente, l'epoca del grande sogno hollywoodiano. Fantasia e straordinaria capacità d'orchestrazione sono protagoniste in Fiddle Faddle, brano del 1947 in cui Leroy Anderson rende omaggio allo stile country, impegnando i violini in funambolici virtuosismi, che li contrappongono all'orchestra in una sorta di moto perpetuo di grande effetto. Si tratta di una delle sue più riuscite miniature musicali un genere nel quale Anderson si rivelò un vero e proprio maestro, guadagnando più volte il primo posto nelle Hit-Parade radiofoniche. Snow White and the Seven Dwarfs (Biancaneve e i sette nani) è il primo lungometraggio d'animazione prodotto da Walt Disney, che nel 1937 portò nei cinema di tutto il mondo un prodotto splendido, per qualità e fattura. Interamente creato con disegni fatti a mano e con gli sfondi realizzati con la tecnica dell'acquerello, riproponeva la fiaba dei fratelli Grimm aggiungendo un finale più romantico ed un maggiore approfondimento dei personaggi.E, soprattutto, dava per la prima volta un nome e un carattere di spiccata personalità a ciascuno dei sette nani. Nominato all'Oscar per le migliori musiche, firmate da Frank Churchill, fu anche il primo film ad avere un album con la colonna sonora originale pubblicata in concomitanza con l'uscita della pellicola In questa suite, arrangiata da Elmar Fogelman, si distinguono i temi delle canzoni più celebri: Someday My Prince Will Come; Whistle While You Work; I'm Wishing; Heigh ho!; With a Smile and a Song; The Silly Song e One Song. Ogni musica ha il suo profeta, e Glenn Miller è stato sicuramente il profeta dello swing. A tal punto che, nei 1939, lavorando ad un semplice studio per trombone, compose Moonlight Serenade, lo slow swing più celebre di tutti i tempi. Pochi minuti di musica, che ben racchiudono tutto lo spirito poetico di Miller simbolo di un nuovo modo di ballare che divenne anche icona di una potenza che si apprestava a liberare l'Europa dal nazifascismo. Anche per questo, probabilmente, molte sono state le ipotesi avanzate, ma anche le leggende, sulle cause della morte prematura del musicista, scomparso la notte dei 15 dicembre 1944, mentre sorvolava la Manica con un aereo che lo stava portando a Parigi, a far risuonare le sue musiche tra le truppe a Stelle e Strisce. Dei grande repertorio dell'orchestra di Glenn Miller faceva parte anche St. Louis Blues, il più celebre fra tutti i blues, vero banco di prova e di confronto per i jazzisti di ogni tempo. Composto nel 1914 da William Christopher Handy, il brano rappresenta una combinazione straordinaria di ritmo sincopato, derivato dal ragtime, e di linea melodica ispirata alla tradizione spiritual. Dopo un inizio un po' difficile - Handy dovette pubblicarne la prima edizione a proprie spese - fu eseguito a NewYork e da qui la sua fama prese il volo. Tra gli esecutori storici, oltre alla cantante Ethel Ward, che ne fu la prima interprete di successo, vanno ricordati Bessie Smith, Benny Goodman, Art Tatum e l'indimenticabile Louis Armstrong. In questa versione sinfonica, arrangiata da Bili Holcombe e Matteo Giamario, l'orchestra si scatena in sonorità e ritmi jazzati, che producono un vorticoso crescendo di intensità espressiva. Ideato nel 1977 come punto culminante della colonna sonora dell'omonimo film di Martin Scorsese e divenuto nel 1985 l'inno ufficiale della città che racconta, New York, New York, è sicuramente il brano più noto di John Kander (sui versi di Fred Ebb), anche grazie all'interpretazione originale di Liza Minnelli e, successivamente, a quella magistrale che ne diede Frank Sinatra. Più che in ogni altra sua colonna sonora (si possono citare Cabaret o Chicago, tra le altre), in questa pagina Kander riesce a mixare il fascino della blue note dei jazz con armonie di derivazione classica, ottenendo un'avvincente linea espressiva, graffiata da una certa dose di ironia, per dare vita ad una canzone che diviene una sorta di catalogo dell'universo sonoro di una città, di un secolo e dei fantastico mondo dei musical.