Revisione di Franco Piva
Bongiovanni, 2002

Orchestra Filarmonia Veneta "G.F. Malipiero"
Franco Piva, direttore

Registrazione effettuata al Teatro Sociale di Rovigo il 25 e 26 novembre 2000
per la regia di Michele Placido

Personaggi - Interpreti
Venere - Claudia Marchi 
Marte - Alessandro Calamai 
Giove - Gian Paolo Fiocchi 
Il vero Giove - Patrizio Saudelli

Coro del Teatro Sociale di Rovigo
Direttore del Coro: Giorgio Mazzucato

IL DIVERTIMENTO DEI NUMI: UNO SCHERZO SERIOSO
di Franco Piva
Giovanni Paisiello è uno di quegli autori il cui nome tutti conoscono benissimo. Della sua ricchissima produzione teatrale però (una cinquantina di Opere giocose e una trentina di Opere serie) si conosce soltanto una piccola parte, per non parlare della musica sacra e di quella strumentale, quest’ultima in alcuni casi bistrattata a livello di revisione (per esempio, alcuni Quartetti) e/o di interpretazione (per esempio, i Concerti per clavicembalo). Stando ai riferimenti cronologici riportati nei dizionari, la sua produzione va dal 1764 al 188 (Il divertimento dei numi è del 1774): quasi mezzo secolo. Un periodo densissimo di avvenimenti, musicali e non, di grandissima importanza (in questi anni operano fra l’altro Cimarosa, Beethoven, Haydn, Mozart). Possiamo in questa sede limitarci a sottolineare il fatto che, per quello che si conosce sino ad ora, Paisiello tende a valorizzare con grande evidenza, al di là dello stile galante, le divergenze e le differenze drammaturgiche musicali. Nel Divertimento dei Numi, infatti, in poco più di un’ora di musica, si passa attraverso molte punte espressive diverse: dalla leziosità dell’Aria di Marte "Piccioncino innamorato" alla densa e tesa concitazione di alcuni interventi corali; dall’eleganza giocosa del terzetto finale all’intensa cantabilità delle Arie di Venere. L’equilibrio esistente fra i diversi aspetti della dimensione sentimentale e di quella ironica del Dramma giocoso per musica ora si stempera e si articola in una grande varietà di situazioni che abbracciano spazi espressivi più larghi e aspetti particolari che stanno al di fuori dello stile galante e quindi dello stile giocoso. Il frequente uso del Coro (sei numeri, oltre una ripetizione, sui quindici complessivi) e la presenza di ben tre Recitativi obbligati, due dei quali di particolare consistenza, attribuiscono a questo "Scherzo" una complessità musicale e drammaturgica di grande rilievo e interesse. All’interno di ciascun brano, poi, esistono, generalmente, una stimolante varietà di atteggiamenti espressivi, che denota una intensa e appropriata ricerca linguistica, e una notevole gamma timbrica (di particolare rilievo la valorizzazione solistica del fagotto e in taluni casi l’autonomia delle viole) e una forte e continua differenziazione dinamica. Ho lavorato direttamente all’autografo della partitura, proveniente dalla Biblioteca del Conservatorio di Napoli. 

La grafia è generalmente abbastanza chiara; ho incontrato, tuttavia, alcuni problemi piuttosto delicati. Il primo riguarda la presenza (n.10) di un’Aria autografa del tutto estranea al libretto: si doveva riportare questo "corpo estraneo", evidentemente inserito per accontentare un interprete, oppure bisognava ricondurre il lavoro alla struttura originaria, rispetto al libretto e alla corrispondente concezione compositiva, liberandolo da quella che oggettivamente risulta in contaminazione (L’Aria proviene chiaramente, anche per l’evidente diversità stilistica, da un’altra opera: il testo originario, infatti, è spesso tagliato e sostituito dallo stesso Paisiello con parole meno estranee all’argomento del Divertimento dei numi). Ho optato per la seconda soluzione. Mentre, quindi, la partitura di Napoli contiene sedici numeri, la revisione proposta in questo CD ne prevede quindici. Il secondo problema è nato a seguito della presenza di numerose cancellature: nella maggior parte dei casi, gruppi più o meno consistenti di battute sono coperti con pezzi di carta incollati sopra i passi da togliere (il tipo di carta prova che si tratta di un’operazione fatta allora) e in alcuni altri casi ci sono tagli normali sopra note comunque visibili. Quasi sempre, però, la situazione che precede immediatamente le parti coperte o quelle tagliate non si agganci perfettamente con quella che le segue: sono stati, quindi, necessari i conseguenti aggiustamenti. Inoltre nell’Introduzione alcune battute sono state inspiegabilmente tagliate (dico "inspiegabilmente" perché in effetti risultano indispensabili all’equilibrio del discorso, anche in rapporto all’analoga situazione della prima parte del’Ouverture): ho ritenuto opportuno ripristinarle. Fra il n.2 (Coro di Geni) e il n.3 (recitativo obbligato di Giove) mancano nell’autografo due facciate, una con la conclusione della ripresa del Coro, l’altra con l’inizio del recitativo secco seguente: la conclusione del Coro, trattandosi di una ripresa, non presentava problemi; è stato, invece, necessario ricostruire la parte mancante del recitativo, poiché, essendo questo all’inizio dell’azione, la sua omissione poteva compromettere la chiarezza della narrazione. Nel recitativo secco tra il n.7 (Coro delle Furie) e il n.8 (Cavatina di Venere) c’è nell’autografo un testo dialettale, difficilmente decifrabile, diverso rispetto a quello de libretto. La ripresa conclusiva del Coro dei Geni (n.13) è nell’autografo soltanto parziale, con contrazioni che deformano in parte l’equilibrio originario: ho preferito la ripresa integrale.