Rivoalto, 2007

Orchestra Filarmonia Veneta “G.F.Malipiero”
Stefano Romani, direttore

Franz von Suppè
Ouverture dall’operetta “La Dama di Picche” 
C.L. Ambroise Thomas
Ouverture dall’opera Mignon
Jules Massenet
Meditation, andante per violino dall’opera “Thais” 
Johann Strauss jr.
Ouverture dall’operetta “Der Waldmeister” 
Josef Strauss
Aus der Ferne - polka figurata, Op. 270 
Johann Strauss jr.
Agyptischer Marsch, Op. 335 
Johann Strauss jr.
Bauern Polka - polka francese, Op. 276 
Johann Strauss jr.
Vergnugungszug - polka veloce, Op. 281 
Johann Strauss jr.
Nachtigall Polka, Op. 222 
Johann Strauss jr.
Eljen a Magyar! - polka veloce, Op. 332 
Josef Strauss
Ohne Sorgen! - polka veloce, Op. 271 
Johann Strauss 
Radetzky Marsch, Op. 228

Appunti musicali per un nuovo anno
di Marina Grasso
"E' felice chi dimentica/ciò che non si può cambiare" cantano Alfred e Rosalinde nel primo atto dell’operetta Die Fledermaus (Il Pipistrello) di Johann Strauss jr.. Un distico che è un po' l'emblema di un atteggiamento molto diffuso nella vita e nella cultura viennese della seconda metà dell'Ottocento, in una società sospesa tra la fedeltà alle sue seriose tradizioni da una parte e la dionisiaca leggerezza del valzer dall'altra. Ma è anche il chiaro annuncio di voglia di euforie oramai perdute in un periodo in cui l'Europa intera fu travolta dagli eventi, in anni durante i quali, sotto la maschera dell'angoscia e dell'umor nero, la civiltà mitteleuropea svelava il suo "spirito allegro" per affrontare con il sorriso quella che Karl Kraus definì la "gaia apocalisse". In quell'epoca ed in quel clima nacquero gran parte delle musiche che, dal 2001, il Maestro Stefano Romani sceglie per il programma del concerto con il quale l'Orchestra Filarmonia Veneta "Gian Francesco Malipiero" saluta l'inizio di un nuovo anno: occasioni che richiamano in numerose città del Nordest migliaia di persone che salutano sempre con grande entusiasmo la ventata di elegante spensieratezza suscitata da quelle pagine da lui selezionate e dirette. Entusiasmo che è alla base della nascita di questo disco, concepito come un vero e proprio concerto anche se tratto dalle registrazioni dei programmi proposti negli ultimi tre anni: ci sono le rutilanti atmosfere viennesi ma anche il fascino rarefatto della musica francese; c’è un’orchestra generosa e c’è un pubblico acclamante... Basterà un piccolo sforzo di fantasia, iniziando ad ascoltare il CD, per immaginare il maestro Romani che alza la sua bacchetta dando così il via a quel respiro la serenità che la musica, e questa musica in particolare, sa infondere. Per trovare un sorriso che aiuta ad affrontare le incognite e le speranze di un nuovo anno che comincia. E’ un piccolo viaggio nel tempo e nello spazio quello che questo disco propone, attraverso le musiche di autori che hanno saputo raccontare la loro epoca, la seconda metà dell’Ottocento, e la vita sociale di due città che di quel tempo furono le autentiche capitali culturali europee: Parigi e Vienna. Da Vienna parte e a Vienna, quasi inevitabilmente, ritorna questo viaggio musicale ambientato in uno dei periodi più intensi, strani e contraddittori della storia europea: partendo, appunto, dalla Vienna di Franz von Suppé, compositore di origine belga che fu direttore d’orchestra in molti teatri della capitale dell’Impero, incarico grazie al quale conobbe da vicino l’orchestrazione adottata da Johann Strauss jr, autore che spesso diresse, tanto da rivaleggiare con lui come compositore, con i caratteri brillanti e la vena melodica delle sue operette (otre trenta). E l’Ouverture della sua Dama di Picche (1), con il suo incedere iniziale ai limiti della comicità e la sua esplosione finale di vitalità, è certo un’immagine fedele del clima festoso nel quale i salotti viennesi cercavano di dimenticare l’inarrestabile declino dell’Impero e dei loro privilegi. Totalmente diversa da quella viennese, invece, l’aria parigina - spumeggiante e trasognata, poetica ma un po’ fatua - che si propone qui con due pagine dal repertorio ispirato al genere del grand-opéra. A cominciare dall’Ouverture tratta dall’opéra-comique Mignon di Ambrosie Thomas (2), ricca d’eleganti linee melodiche - marcatamente francesi pur se velatamente tristi - e di ricercati impasti timbrici, per poi proseguire con la Meditation (3) che Jules Massenet, allievo dello stesso Thomas, inserisce nella sua opera “Thais”, affidandogli il compito di descrivere il momento di conversione della dissoluta protagonista dal cui nome l’opera prende il titolo. 

Una pagina nella quale si possono ben riconoscere sia la tecnica saldissima sia le inconsuete capacità evocative dell’autore capace, qui, di raffinatissime melodie intrecciate in un ritmo evanescente e dal grande afflato lirico, ben sostenuto dal violino solista investito di grande responsabilità interpretativa. Dopo questa suggestiva parentesi francese, la musica vira nuovamente verso Vienna, dove visse ed operò quella straordinariamente geniale e turbolenta famiglia viennese che risponde al nome di Strauss. Negli anni Venti dell’Ottocento, il giovane Johann Strauss fondò la sua prima orchestra per proporre danze di sua composizione che lo fecero in seguito passare alla storia come "padre del valzer" moderno. La sua storia umana gli consegnò anche un figlio cui diede lo stesso suo nome, che divenne ben presto il mattatore di quei "Concerti Strauss" fondati dal padre e di cui, dopo numerosi dissidi familiari, divenne direttore. Johann Strauss figlio entusiasmò Vienna e l'intera Europa con le sue operette cariche di impressionante energia musicale, che si ritrova tutto anche nell’ouverture di Der Waldmeister (4), opera che licenziò a settant’anni e che – pur rivelando la maturità più assoluta del compositore - non manifesta alcun infiacchimento del brio, della fantasia, della freschezza delle linee melodiche e delle soluzioni armoniche. Amatissimo in Europa e in America come trent’anni più tardi sarebbero stati i divi di Hollywood, Johann Strauss figlio non era però soltanto un musicista “nazional popolare”, come testimoniano l’ammirazione di autori come Brahms e Wagner, nonché la dedizione alle sue musiche di molti direttori d’orchestra contemporanei e, non da ultimo, l’inalterato entusiasmo che queste sanno suscitare in un pubblico vasto quanto eterogeneo. Primo di tre figli (con Josef ed Eduard) di un genitore singolare, fu l’esponente più noto di una famiglia piuttosto turbolenta, come accennato, in cui il padre non voleva saperne delle inclinazioni musicali dei figli e questi, tra loro, non si lesinarono contese, liti ereditarie ed accuse di plagi, fino a portare Eduard a bruciare molti autografi di Johann, dopo la morte del fratello che non lo aveva menzionato nel testamento. Secondo Johann jr., il più musicale tra i tre fratelli fu Josef (“Tra noi due, lui è quello con più talento, io sono quello più famoso”), che però divise la sua creatività tra l’architettura, la tecnica (fu un brillante inventore che brevettò anche una macchina per lavare le strade di Vienna) e la musica: la supremazia riconosciutagli – sia dal pubblico di ieri sia dalle orecchie più esigenti di oggi - nella forma della polka, avvalora la teoria del fratello più famoso. Ed ascoltando la sua polka figurata Aus der ferne (Da lontano) (5) - che scrisse durante un viaggio in Russia, rattristato per la lontananza della moglie Caroline - si colgono immediatamente la sua grande musicalità e la capacità di distribuire allegrezza, propria di tutti i componenti della famiglia. La stessa gaiezza che si ritrova nell’altra sua polka, “Ohne Sorgen!” (Senza pensieri) (11), che richiede ai professori d’orchestra di fischiettare, mentre suonano, un elementare motivetto, per dare un tocco di maggior spensieratezza alla trasparente struttura del brano. Ma torniamo a Johann jr., con la sua Egyptischer Marsch (6), “marcia egizia” che rimanda ad un ideale colore esotico grazie ad una strumentazione tanto raffinata quanto lontana dal vero folclore egiziano, ottenuta impegnando una ricchissima sezione di percussioni. E poi, ancora, con le atmosfere campestri della Bauern Polka (7) (Polka del contadino), che impone agli orchestrali di intonare un canto comicamente goffo sopra alle vigorose melodie in stile rustico che stanno suonando; quindi il registro muta con il Vergnügungszug (8) (Treno dei divertimenti), polka veloce che si ispira al galop e può quindi essere danzata dalle coppie di ballerini in linea, come in un ideale treno che si muove nella sala. Le melodie ricche e fluenti della Nachtigall Polka (Polka dell’usignolo) (9), s’ispirano proprio alla musicalità dell’uccello cantore per antonomasia, anche se all’ascoltatore più attento non sfuggiranno vere proprie imitazioni eseguite con autentici richiami per uccelli; per concludere la carrellata di polke di Johann jr. non poteva, infine, mancare la Eljen a Magyar! (10) (Evviva gli ungheresi!): sontuoso scintillio di citazioni folkloriche e di immagini di salotti imperiali che nascono da inflessioni cromatiche e opportune figurazioni ritmiche per ritrarre musicalmente non un popolo, bensì il suo colore. Nel 1890 un sondaggio d'opinione rivelò come le personalità più celebri d’Europa fossero, in quell’anno (e presumibilmente anche in quelli gravitanti intorno) la regina Vittoria, Bismark e Johann Strauss junior - allora sessantacinquenne ed al vertice del prestigio. Un mito vivente che non si dedicava ai disegni politici o all'elaborazione di soluzioni al disagio sociale: faceva musica, lui. Di quella che distribuiva gaiezza ad un popolo sull'orlo dell'abisso, che componeva - ed è la dicitura posta sulla partitura de Il Bel Danubio Blu - "affinché i volti si accendano di entusiasmo". Vita più breve ed anche meno fortunata del suo omonimo figlio ebbe Johann Strauss padre, che percorse con foga i generi danzanti o marziali del valzer, della polka, del galop, della quadriglia, della marcia. A lui si deve, infatti, quello che oggi è inteso da viennesi e non viennesi come una sorta di ufficioso inno nazionale dell’Austria, nel quale lo ieri e l’altro ieri - ma anche l’oggi e, probabilmente, il domani - si riconoscono: la sempreverdissima Radetsky-Marsch (12), che - magari un po’ volgaroccia o caricaturale - resta energica e briosa a tal punto da sopravvivere al veloce avvicendarsi di mode, stili ed epoche. Un’autentica colonna sonora, oramai, a Vienna come in molte altre località del mondo, per entrare a passi festanti nel cammino di un nuovo anno.