Francesco Zanotto, organo
Rosanna Potenza, soprano

Ezio Rojatti, direttore
Rivoalto, 2000


Franz Joseph Haydn
Musica in strumentale sopra le sette ultime parole del nostro Redentore in croce, ossiano sette sonate con un’introduzione ed alfine un terremoto ridotte in quartetti
Haydn ha espresso la tristezza vera e propria solo due o tre volte nella sua vita, in un versetto del suo Stabat mater e in due adagio delle Sette Parole  (Stendhal)
Composta nel 1785 per soddisfare una richiesta di un canonico di Cadice che attendeva una musica per accompagnare l’annuale celebrazione della Passione del Venerdì Santo, la Musica in strumentale sopra le sette ultime parole del nostro Redentore in croce esprime la profonda fede di Haydn, cattolico conservatore da sempre convinto dell’efficacia emotiva della musica strumentale in chiesa. 
Allarmato per le nuove limitazioni per la musica sacra e per il rapido declino del numero dei monasteri e del loro benessere, Haydn, con Le ultime sette Parole, volle comporre un brano che riaffermasse la potenza della fede. Non è certa la data della prima esecuzione in Spagna, avvenuta con buona probabilità il Venerdì Santo del 1786: in quell’occasione il lavoro di Haydn seguiva la declamazione del testo e di un sermone di dieci minuti per ognuna delle sette parole e accompagnava l’adorazione del Vescovo davanti alla croce. 
Alle sette sonate (così le definiva l’autore), Haydn antepose un’introduzione e aggiunse una conclusione che intendeva descrivere il terremoto che sconvolse il Calvario secondo quando riportato dal Vangelo di Matteo. 
Nel corso della composizione le Parole di Cristo sono evocate in maniera chiara e percepibile dalla musica, in quanto ogni tema iniziale è realizzato seguendo il ritmo delle parole latine: quando il lavoro venne pubblicato da Artaria, Haydn si dette molto da fare per assicurarsi che il testo venisse scritto sotto la parte del primo violino. Pur essendo presenti nel corso della partitura tutta una serie di corrispondenze melodiche e ritmiche, di terze discendenti, di ritmi puntati e appoggiature, ogni movimento è indipendente sul piano tematico e presenta al suo interno ricorrenze organizzate secondo i canoni tipici deli Allegri delle sinfonie haydniane. L’atmosfera pacata e riflessiva fornita dagli adagi, viene interrotta dal Terremoto conclusivo, contraddistinto da un ricco linguaggio armonico e tematico.  

Wolfgang Amadeus Mozart    
Exsultate, Jubilate K 165
“Ho da comporre per il primo uomo un mottetto, che sarà eseguito domani presso i Teatini”: con queste parole scritte in una lettera al padre e spedita alla madre da Milano il 16 gennaio 1773, Mozart ci parla dell’Esxultate, Jubilate, pezzo sacro di bravura composto per il celebre castrato Venanzio Rauzzini, “il primo uomo” che lo eseguì nel corso della funzione svoltasi nella chiesa milanese dei Teatini. Di religioso non c’è che il testo, per altro di autore ignoto: la musica, infatti,  calza a pennello con la vocalità virtuosistica del committente e per questo motivo strizza l’occhiolino al mondo dell’Opera (nel Settecento in ambito musicale non esisteva spesso una netta separazione fra stile sacro e profano). Il brano, d’architettura tripartita, comprende tra i due Allegri in fa maggiore, un andante cantabile in la maggiore che viene introdotto da un breve recitativo.

Exsultate, Jubilate
Exsultate, Jubilate, 
O vos animae beatae.
Dulcia cantica canendo
cantui vestro respondendo, 
psallant aethera cum me. 

Fulget amica dies,
jam fugere et nubila et procellae;
Exortus est justis inexspectata quies.
Undique obscura regnabat nox, 
surgite tandem laeti 
qui timuistis adhuc, et jucundi 
aurorae fortunatae 
frondes dextera plena 
et lilia date.

Alleluja.